Materiali per una rivoluzione culturale
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
don Lorenzo Milani
Le lotte di oggi: 30 ottobre 2026
Nonostante il clima di intimidazione poliziesca dell’ultimo mese, più di un milione di lavoratori e studenti sfilano insieme in 70 città italiane contro il governo Meloni e le sue politiche di riarmo e di sostegno alle guerre imperialiste, di tagli alla sanità, alla scuola, al welfare.
Le lotte di ieri: 1990
Firenze, 27 gennaio 1990, manifestazione della Pantera.
Autrice della foto: Caterina Arcella.
Fonte della foto: Archivio personale di Leandro Casini.
Firenze, 27 gennaio 1990, manifestazione della Pantera.
Autrice della foto: Maria Beatrice Di Castri.
Fonte della foto: Archivio personale di Maria Beatrice Di Castri.
Salvador Allende (1908-1973).
Fonte della foto: https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/lultimo-atto-di-salvador-allende-viva-il-popolo-viva-i-lavoratori-cyf47r5t
Pagine di letteratura
Dalla raccolta Non essere e Chaplin
di Claudio Lucchini
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Ricordo e silenzio per Salvador Allende
Poco prima di morire,
Salvador Allende
parlò alla radio.
Ciò che disse,
ciò che fece,
è dolore e speranza
che merita silenzio.
Claudio Lucchini
Pagine di letteratura
Dalla raccolta Non essere e Chaplin
di Claudio Lucchini
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L’unico senso
Non so gioire delle vostre feste,
ma so che il male è scritto nel disprezzo
per chi ridendo disperato danza.
Mi è cara dunque questa nostalgia,
caro il rimpianto privo di carezze,
ché in questi tempi di mercati e voglie
l’unico senso è in quel più vero noi.
Claudio Lucchini
Antonio Moscato (1938-2026).
Fonte della foto: https://anticapitalista.org/2026/10/24/una-vita-da-marxista-rivoluzionario-ciao-antonio/
Ci ha lasciato il compagno Antonio Moscato, militante e dirigente della Quarta Internazionale, storico del movimento operaio, con particolare attenzione a Cuba e ai Paesi del socialismo reale, come dimostra la sua importante bibliografia.
Ecco la dichiarazione di Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, partito in cui Moscato ha militato per numerosi anni: «È morto ieri a 88 anni il compagno Antonio Moscato, storico del movimento operaio internazionale e militante comunista della Quarta Internazionale dalla fine degli anni cinquanta. Lo ricordo come compagno di vastissima cultura e esperienza, instancabile, vulcanico, combattivo, inguaribile guevarista. Con lui se ne va anche un pezzo di storia di Rifondazione Comunista a cui partecipò dall’inizio con la confluenza di Democrazia Proletaria e fino alla scissione nel 2007 di Sinistra Critica. Ho sempre considerato quella scissione assai dolorosa perché Livio Maitan e i suoi compagni hanno dato un contributo davvero importante al progetto della rifondazione e alla costruzione di un partito interno alle lotte e ai movimenti.
Alla moglie Titti Pierini, con cui ha condiviso una vita di studi e impegno, e alle compagne e ai compagni di Sinistra Anticapitalista il più sentito cordoglio. 25 ottobre 2026».
Come spaziocollettivo.org pubblicheremo alcuni significativi contributi di Antonio Moscato allo studio della storia del movimento operaio e dei rapporti interni al movimento comunista e rivoluzionario internazionale; iniziamo oggi da un saggio su Che Guevara scritto nel 1987, cioè nel ventennale della morte del rivoluzionario argentino.
Ernesto “Che” Guevara (1928-1967).
Fonte della foto: https://mozartcultures.com/en/the-revolutionary-hero-che-guevara/
Dalla rivista «Latinoamerica» – 1987
di Antonio Moscato
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In questo articolo, uscito su un numero speciale del 1987 della rivista «Latinoamerica» dedicato al ventesimo anniversario della scomparsa di Ernesto Guevara, Antonio Moscato ripercorre alcune delle polemiche che ebbero al centro il Che nella sua azione internazionalista di lotta al capitale e all’imperialismo. Gli scontri ideologici all’interno del campo comunista e rivoluzionario latino-americano ebbero del resto un’importanza non secondaria nel determinare la tragica fine dell’esperienza boliviana del protagonista della rivoluzione cubana.
Ernesto “Che” Guevara (1928-1967).
Fonte della foto: https://gds.it/foto/mondo/2017/10/09/commemorazioni-rock-e-scacchi-il-ricordo-di-che-guevara-a-50-anni-dalla-morte-10f197fd-e2b6-46f8-94ec-4f21c7d2cc28/
Un articolo del 2018 ma del tutto attuale, per certi versi profetico sui destini di Cuba e di altri governi (allora) progressisti dell’America Latina. L’importanza di tenere conto di ciò che Ernesto Guevara aveva elaborato e che è stato in larga parte ignorato, a Cuba come tra i marxisti di tutto il mondo.
Ungheria, ottobre 1956.
Dibattiti a sinistra
di Raniero Panzieri
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Il testo di Raniero Panzieri che riprendiamo da una pubblicazione d’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli fu scritto nei drammatici giorni dei gravi fatti ungheresi del 1956, i giorni della rivolta repressa dall’intervento militare sovietico. Esso appare come un progetto di appello di intellettuali marxisti e di sinistra per una riflessione sulla nuova fase che si stava aprendo sia nei paesi socialisti che nei partiti e movimenti della sinistra occidentale. Una fase necessaria di superamento delle impostazioni di carattere stalinista, per il rilancio di un’idea nuova di socialismo.
Samir Amin (1931-2018).
Fonte della foto: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/92/Samir_Amin_%28cropped%29.jpg?utm_source=en.wikipedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original
Un’intervista a tutto campo. Samir Amin (1931-2018) ha dedicato gran parte della propria opera allo studio delle relazioni fra i paesi sviluppati e sottosviluppati, la funzione dello Stato in questi paesi e soprattutto le origini di queste differenze, che vengono individuate nelle basi stesse del capitalismo e della globalizzazione.
«Un fenomeno come il maggio del 1968 è impensabile senza l’influenza della Rivoluzione Culturale cinese. È stata la Rivoluzione Culturale del 1966 a dare spazio alla speranza, con le proprie illusioni… quelle speranze di trasformazione del mondo da parte della gioventù rivoluzionaria, con tutti i problemi che sarebbero emersi successivamente».
Mao Zedong nel 1967.
Fonte della foto: https://cdn.britannica.com/48/75648-050-B34CD171/Mao-Zedong-1967.jpg
di Sebastiano Timpanaro
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Un’intervista del 1998. Nel volume Parlando di rivoluzioni (Centro di Documentazione di Pistoia Editrice, Pistoia 1998) Roberto Niccolai pubblicò le risposte di ventuno protagonisti di gruppi, movimenti, riviste degli anni Sessanta e Settanta a delle domande che in buona parte vertevano sul loro rapporto col maoismo e con la Rivoluzione Culturale. Credo che tra tutti gli intervistati proprio Sebastiano Timpanaro fosse quello che meno si considerava vicino al maoismo e alle concezioni di Mao Zedong (o Tse-tung), così care a larga parte del movimento rivoluzionario italiano ed europeo di quei decenni.
Interessante il suo approccio critico e anche la ricostruzione di polemiche e dibattiti di quell’epoca piena di passione militante e di fermento intellettuale rivoluzionario.
Hasan Atiya Al Nassar (1979-2017).
Foto di Margherita Loconsolo.
Dalla rivista «Testimonianze»
di Margherita Loconsolo
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Perseguitato dal regime di Saddam Hussein, Hasan Atiya Al Nassar approda in Italia nel 1979 e si stabilisce a Firenze, dove muore nel giorno di Natale del 2017. Nella sua opera poetica riecheggiano le suggestioni della poesia medio-orientale, la nostalgia per la sua terra, l’asprezza dell’esilio e della vita quotidiana, la bellezza dei paesaggi e delle relazioni delle persone che lo circondano. La sua vita è stata caratterizzata da un’umanità che sapeva elargire agli altri con generosità e di cui, egli stesso, era perennemente «affamato».
Dalla rivista «Testimonianze»
Separazione totale – È la solitudine – L’abbandono – Ti ignoro – Vergine nell’inverno >>> Vai alle poesie >>>
Poesie di Margherita Loconsolo e Laura Bozzi
Coprisellino di Margherita Loconsolo >>> Vai alla poesia >>>
Amici poeti di Margherita Loconsolo >>> Vai alla poesia >>>
Hai lasciato la porta aperta di Laura Bozzi >>> Vai alla poesia >>>
Se dipingessi di Laura Bozzi >>> Vai alla poesia >>>
Autrice della foto: Lina Savedra.
Da l’Humanité
Cinque liceali caporedattori per un giorno
di Marie-José Sirach
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Mobilitati da settimane per ottenere migliori condizioni di studio, cinque studenti delle scuole superiori hanno trascorso la giornata presso la redazione del quotidiano «l’Humanité». Denunciano l’atteggiamento sordo del governo e le violenze della polizia, auspicando che, il 17 ottobre, tutte le lotte sociali convergano in un’unica mobilitazione.
Sanno che «alcuni studenti non mangiano a sufficienza», e la cosa li indigna profondamente. Le discriminazioni le vivono quotidianamente sulla propria pelle.
Caporedattrice per un giorno
«Ci denigrano»
MELINA HADJAB
17 anni, liceo Le Corbusier (Aubervilliers)
Nelle periferie siamo rappresentate male dai media, rispetto ai licei parigini. Veniamo visti come selvaggi, ci denigrano. Subiamo la violenza della polizia. Abbiamo paura delle percosse, dei fermi. Un poliziotto mi ha chiesto: «Perché partecipi al blocco?». Ho risposto che stavo rivendicando i miei diritti. Lui mi ha detto che non ho alcun diritto. Perché sono donna, per via della mia età, del colore della mia pelle. Per loro non abbiamo futuro, non valiamo nulla. Mi ha fatto male.
Caporedattrice per un giorno
«Parcoursup è una forma di selezione sociale»
IRIS REKIK
17 anni, liceo Maximilien-Vox, Parigi
Parcoursup non tiene conto di chi siamo. Chi non riceve risposta si rivolge alle scuole private, ma queste costano 10.000 euro l’anno: non tutti possono permettersele. È una selezione sociale. Il mio liceo si trova a due isolati dal liceo Stanislas. Loro hanno strutture sportive, due piscine, mentre a noi mancano i libri di testo, i banchi, le sedie; e a pochi chilometri di distanza, in periferia, gli edifici scolastici cadono a pezzi. Si parla di meritocrazia, ma dov’è l’uguaglianza in questo sistema scolastico? È per questo che ci battiamo.
Caporedattrice per un giorno
«Le ingiustizie che denunciamo colpiscono anche gli adulti»
AÏCHA SARR
17 anni, liceo Suger (Saint-Denis)
Quando andiamo a fare la spesa con i nostri genitori, ci accorgiamo che, con 100 euro, non si riesce più a comprare le stesse cose di una volta. Vediamo aumentare l’affitto, i prezzi del gas, dell’acqua, dell’elettricità. Per gli studenti delle scuole superiori e dell’università le borse di studio non bastano più; è diventato molto difficile vivere, persino nutrirsi. I nostri genitori vedono le nostre rivendicazioni e ci sostengono, perché le ingiustizie che denunciamo colpiscono anche gli adulti. Loro sono dalla nostra parte.
Caporedattore per un giorno
«C’è molta violenza durante il fermo di polizia»
KENNY ROBERT-NDAKA
15 anni, liceo Parc des Loges (Évry)
Il rapporto tra la polizia e i giovani delle periferie è sempre stato complicato. E io, avendo sempre vissuto a Évry, lo percepisco: anche se non fai nulla, vieni fermato per un controllo, ti parlano male, ti guardano in modo ostile. I poliziotti passano, ti fissano, ti mettono a disagio. Nel mio liceo non ci sono stati interventi violenti, ma due studenti sono stati arrestati e insultati. C’è davvero molta violenza durante il fermo di polizia.
I più recenti testi originali scritti per spaziocollettivo.org:
Marco Bartalucci, È gelida anche questa mattina 🔴 >>> Vai alla poesia >>>
Stefano Gallerini, Ilio Barontini, una vita da rivoluzionario 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Leandro Casini, Un grigio mattino e una triste storia partigiana 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Marco Bartalucci, Un ricordo del professor Landucci 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Letizia Lusini, La parola “GUERRA” 🔴 >>> Vai al racconto >>>
Marco Bartalucci, Germania, qualcosa si muove? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Antonella Sarti, C’è un club a Wellington… il Club Garibaldi. Il motto è: “Fratellanza, Educazione, Lavoro” 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Stefano Gallerini, Marx nell’Antropocene: anacronismo o attualità? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Per Valerio Strinati 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Il comandante “Gracco”, avvocato militante 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Azzurra Falciani, Un festival in fabbrica: la convergenza passa anche dalle pagine dei libri 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Paolo Mencarelli, Recensione del volume: Benedetta Tobagi, Le stragi sono tutte un mistero 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Barbara Cipriani, Diario di una squaw, distopico, ma ci siamo quasi 🔴 >>> Vai al racconto >>>
Stefano Gallerini, Sinistra di classe o sinistra di élite? 🔴 >>> Vai all’articolo >>>
Dal sito «Marx 21»
Laura Salmon
(Sandro Teti Editore, 2024)
Recensione di Marco Pondrelli
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«“L’Unione Sovietica è vista qui attraverso le memorie personali e lo sguardo in soggettiva di una studiosa italiana che alla Russia ha dedicato la sua vita. Una fusione di sentimenti autentici e sapienza che solo la narrativa può consentire”. Come in un lungo racconto, si succedono i capitoli più intensi e curiosi di un lungo decennio di esperienze vissute in URSS dall’autrice, prima studentessa e poi giovane studiosa. Dal primo fatale incontro con la lingua russa e con la leggendaria Tamara, si passa al matrimonio e alla vita a Leningrado, per giungere, infine, al traumatico crollo del Paese e alla nostalgia. I ricordi di un mondo profondamente amato, in cui “vivere era tremendamente faticoso, ma altrettanto gratificante”, si accompagnano alle riflessioni odierne di una affermata russista ormai matura che – come riferimento etico ed esistenziale – ha scelto la paradossale civiltà russa, in cui “il tradizionalismo è anticonformista, il progressismo è disciplinato, l’ozio è produttivo e l’efficientismo è di cattivo gusto”. Queste pagine invitano a non fidarsi dei pregiudizi, a fondare le proprie opinioni sulla conoscenza approfondita e diretta, a chiedersi perché mai qualcuno possa amare tanto ciò che ci è stato imposto di detestare» (dalla quarta di copertina del volume).
Maksim Gor’kij (1868-1936).
Fonte della foto: http://az.lib.ru/s/skitalec/text_1937_maxim_gorkiy.shtml
Una voce potente contro le guerre
di Maksim Gor’kij
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È di sorprendente attualità questo importante discorso del 1932 che lo scrittore sovietico M. Gor’kij preparò (ma non pronunciò mai) per il Congresso contro la guerra di Amsterdam. In esso si denunciavano i crimini dei capitalisti, dei nazionalisti e dei finti pacifisti di marca socialdemocratica, che avevano promosso e sostenuto i massacri delle guerre coloniali, di quelle balcaniche e del primo conflitto mondiale, e che proprio nel 1932 sostenevano un nuovo riarmo delle rispettive nazioni in nome dell’interesse supremo delle nazioni stesse, ma in realtà mirando a trarre profitto dal forte incremento dei bilanci della difesa dei rispettivi stati e dalla sempre crescente produzione di armamenti. Sembra di sentirlo parlare dell’oggi, delle pulsioni dei governanti europei verso nuovi e crescenti investimenti in armamenti giustificati da presunte minacce esterne costruite a tavolino attraverso un’ossessiva campagna mediatica.
M. Gor’kij intendeva pronunciare questo discorso al Congresso contro la guerra che si tenne dal 27 al 29 agosto 1932 ad Amsterdam, in Olanda. Tuttavia, il governo olandese negò l’ingresso nel Paese alla delegazione sovietica, di cui facevano parte Maksim Gor’kij, Nikolaj Michajlovič Švernik ed Elena Dmitrievna Stasova. Il 27 agosto M. Gor’kij inviò un telegramma da Berlino (dove era in attesa di entrare in Olanda) al Congresso di Amsterdam, denunciando l’atto vergognoso e vile del governo olandese. Tornato a Mosca, presentò il testo del suo discorso per la pubblicazione, che avvenne il 5 settembre 1932 simultaneamente sui giornali «Pravda» e «Izvestija».
Il discorso fu in seguito incluso nella seconda edizione del libro di M. Gor’kij Pubblicistica.
Nell’Archivio “A.M. Gor’kij” è conservata parte del manoscritto, che reca la data «13.VIII.32» scritta a mano da una persona non identificata.
L.C.
Autore della foto: © Illustration - D.R.
Fonte della foto: https://infoccitanie.fr/mouvement-lyceen-3-000-profs-remplacants-d-ici-mardi/
Da l’Humanité magazine
di Anthony Cortes e Arthur Dumas
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Iniziata il 18 settembre, la mobilitazione degli studenti delle scuole superiori si è estesa a tutto il Paese. Alla base di queste manifestazioni vi sono rabbia e ansia, alimentate dalle successive riforme di Macron. Di fronte a tali rivendicazioni, il potere resta sordo e sceglie la via di una repressione brutale e indiscriminata.
Da l’Humanité magazine
di Fabien Gay
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Il potere ha paura di una gioventù che sappia legare la battaglia per la scuola pubblica a quella contro il razzismo, contro il capitalismo predatorio che sfrutta gli esseri viventi e la natura.
Pagine di letteratura
Da Doppi nodi
di Maria Beatrice Di Castri
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Via Venti Settembre
Mio padre nutriva la sua solitudine
che gli cresceva dentro
nella coazione identica a ripetere
i commiati, la scarpetta nel piatto,
le note al pianoforte,
la piega dei calzoni,
e gli faceva eco
la mite equivalenza delle strade
di cui tutto esplorato riteneva,
tutto amato; la solitudine
– solitudine degli sradicati –
la calamitava negli altri
la spogliava
memoria dopo memoria
come si fa nel letto con le vesti,
amante sola amata
d’orgoglioso pudore.
Ora, nel protrarsi dell’estate,
ribollono inarcate le radici
delle piante seppellite,
spaccano ove cammino i marciapiedi,
paiono schiumanti pinne di balena
a pelo di tempesta.
Maria Beatrice Di Castri
(Tratto da: Maria Beatrice Di Castri, Doppi nodi, Edizioni Helicon, Arezzo, 2020, p. 23).
Pagine di letteratura
Da Doppi nodi
di Maria Beatrice Di Castri
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Vingone di Scandicci
Purgatorio cresciuto a piani uguali
addosso ai Campi Elisi di Roveta,
cornici di cemento su misura
per far dormire alla miseria antica
sicuri e tiepidi sogni borghesi.
Un vecchio vi trascina i suoi ricordi
un nero fruga dentro i cassonetti
le speranze perdute tra brutture
e verde esteso che digrada dal cielo;
e intanto nelle case si consuma
solitudine dopo solitudine
carcinoma dopo carcinoma
(li veglia il palo dell’elettrodotto)
gesso dopo gesso,
torchiando la pazienza a sottoporla
alla tribolazione in una trama
lenta di spine;
e ti chiedi se fosse meglio un Limbo
laico, senza speranza.
Maria Beatrice Di Castri
(Tratto da: Maria Beatrice Di Castri, Doppi nodi, Edizioni Helicon, Arezzo, 2020, p. 24).
Un gruppo di internati militari italiani in Germania.
Fonte della foto: https://www.goticatoscana.eu/it/portfolio/resistenza-senza-gloria-imi-gli-internati-militari-italiani/
🔴di Marco Bartalucci🔴
È gelida anche questa mattina.
Si marcia assieme tagliando la nebbia
dove si confondono come anime in fuga
i vapori dei nostri respiri […]
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È gelida anche questa mattina
🔴di Marco Bartalucci🔴
Anni fa, a Torino, il portiere di notte del mio albergo ed io, durante una lunga conversazione, scoprimmo di avere diversi punti in comune nel presente e nel passato. In particolare le nostre esperienze tedesche. Gli raccontai di vivere a Wuppertal e lui sobbalzò. Suo padre era stato portato proprio a Wuppertal come IMI, ossia come internato militare italiano, dopo essere stato catturato e deportato all’indomani dell’8 settembre 1943. I militari italiani catturati furono posti di fronte ad una scelta: tornare a combattere al servizio dei fascisti italiani o divenire internati, ma senza i diritti di un prigioniero di guerra – questo è importante sottolinearlo – ed essere destinati ai lavori forzati. La quasi totalità, a parte le Camicie Nere, rifiutarono l’invito ad unirsi ai fascisti. Le loro condizioni di vita e di lavoro furono davvero difficili. Molti ne uccise la fame.
Per i più che non lo sanno, Wuppertal fu la prima città industrializzata della Germania dell’Ottocento. La Manchester tedesca. La sua denominazione nacque nel 1929-30 quando varie città allineate sul fiume Wupper furono riunite amministrativamente. In una di queste, Barmen, era nato nel 1820 un certo Engels. Una città operaia. Sottoposta come tante altre città operaie soprattutto nei quartieri dove vivevano le famiglie dei lavoratori, ai bombardamenti alleati. La poesia che segue è ispirata a quanto il padre del mio amico gli raccontò e che a mia volta ascoltai.
6 ottobre 2026
È gelida anche questa mattina
È gelida anche questa mattina.
Si marcia assieme tagliando la nebbia
dove si confondono come anime in fuga
i vapori dei nostri respiri
e si sfilacciano i nostri destini
colla fame che morde gli stomaci
nei passi strascicati sulle pietre di questa città del nemico.
Eppure ci sono sempre ombre nei cantoni
infagottate di lane consunte
e le loro mani nascondono patate lesse ai nostri guardiani
e ce le lasciano perché le possiamo rubare
e con loro rubare ancora un giorno di vita.
E le sapevamo figlie mogli e madri di operai.
Ora avevamo rubato il lavoro ai loro uomini
costretti a calpestare altri lontani, sconosciuti,
dagli occhi incavati, come i nostri, come i loro.
🔴Marco Bartalucci
Piazza Brunelleschi. L’ingresso della Facoltà di Lettere durante l’occupazione del 1990.
(Archivio personale di Leandro Casini).
L’ultimo grande movimento studentesco dei decenni passati, ultimo sussulto generazionale che ha cercato di mettere in discussione le gerarchie del sapere finalizzato al profitto ed è riuscito a scuotere l’opinione pubblica.
* Istituto storico toscano della Resistenza e dell’età contemporanea.
I dossier di Spazio Collettivo